Recensioni

LUI E LEI AL CINEMA

Gabriella Niero

Nella serie “Lui e lei al cinema”, facciamo un breve viaggio nel mondo del cinema d’autore americano visto con gli occhi di un’artista.

Giò è una pittrice incuriosita dalle immagini di donne di carattere e di grande fascino che emergono dallo schermo anni 60-70. L’artista si sofferma ad osservare momenti di grande intensità nella vita di queste donne, seguite nelle più diverse situazioni. L’occhio invisibile di Giò segue il filo dei sentimenti al femminile, arricchendo queste scene con la complicità di chi sente l’emozione degli stati d’animo delle sue protagoniste.

Ispirata alle dimensioni misteriose ed iperrealiste dell’artista scozzese Jack Vettriano, la tela diventa la scena di una narrazione; ai margini della superficie pittorica vengono sovrapposti pensieri della letteratura che assumono nel contesto del dipinto una nuova, inedita interpretazione. Con la forza dell’immaginazione si ricostruisce il contesto, la scena diventa il luogo ideale delle azioni umane dove tutto può succedere.

Nell’Opera “Lois e Sam alla stazione di servizio”, ispirata ad una scena tratta da “Il grande Gatsby “ del regista Jack Clayton, la splendida donna al volante diventa un simbolo di temerarietà e di emancipazione femminile. Le mura domestiche diventano un pallido ricordo da gettare alle spalle in una donna che non cerca in questo momento protezione ma il brivido dell’avventura.

Eva e Cary nel giallo “Intrigo Internazionale” di Alfred Hitchock sono partecipi di un incontro riservato nel bosco. Lei è un agente del controspionaggio e in questo punto un vortice di pensieri la tormenta, non sapendo come salvare l’uomo che ama. Ma nulla traspare dalla sua figura mascherata dalla docilità più disarmante. Verità e finzione si mescolano in un groviglio difficilmente districabile, ma fare chiarezza e risolvere l’emergenza dipende soprattutto da lei.

In “Barbra e Omar in bakstage”, ispirato dal film Funny Girl di William Wyler, Barbra Streisand e Omar Sharif sono colti in un fugace momento in cui lei rivela le sue emozioni attraverso un’espressione tenera assolutamente coinvolgente.   L’attrice interpreta il ruolo di Fanny Brice, ragazza povera di New York, non bella ma dotata di grande talento e di senso dell’umorismo; scoperta dall’impresario Florenz Ziegfild negli anni trenta, diventa una star della più celebre compagnia di varietà degli Stati Uniti.

Le citazioni letterarie che girano attorno ai dipinti, di autori come Marcel Proust o William Shakespeare, sono solo dei suggerimenti reinterpretativi, e come tali saranno lasciati alla libertà di visione dell’ osservatore. Riportiamo solo, in chiusura, il pensiero di Anais Nin, che riassume lo spirito della serie pittorica:

“La donna più attraente è quella che non riusciamo mai a trovare in un caffè affollato, quando la cerchiamo, è quella a cui si deve dare la caccia, e scovare sotto i travestimenti delle sue storie.”

GIO STEFAN

Giordana Bassani

Lo stile pittorico di Giò Stefan è immediato, elegante, con una grazia rarefatta che sembra la diretta emanazione della personalità schiva e curiosa insieme della pittrice: tutte le sue tele hanno formati importanti, eppure nessun dettaglio è lasciato indistinto, ma tracciato con la maestria di chi non accetta che vi siano gerarchie tra soggetto e panorama, anche nella serie dedicata alla velocità e alle metropoli, in cui il rombo del motore diventa la grazia sognante di un panorama metropolitano. Le automobili e le motociclette, ispirate alla poetica della pop art mediata dal fascino futurista delle cromature diventano interpreti del mondo, raccontando la nostra contemporaneità nel loro silenzio sospeso ed astratto.

La poetica di Giò Stefan racconta e sovrappone storie di donne, di eleganza e di forza sommessa che si trasformano in divertite citazioni di quello che è nascosto dietro la piega di un sorriso o sotto l’allure di un abito perfetto. Luminose, irriverenti, piene di energia e comunque affascinanti le tele della pittrice trevigiana trasmettono la sua passione per una bellezza che esce dalla tela e si precipita negli occhi di chi guarda con la grazia irresistibile di una bella donna o di un grande film.

Tra Tamara de Lempicka e Edward Hopper, la poetica di Giò Stefan ridisegna il ritratto come apertura all’intimità della casa, ritraendo case, arredi e persone in paesaggi densi di un metalinguaggio fluido e armonioso, sottolineato dalla scelta di una gamma cromatica minimale che rende concreta la grande capacità di disegno dell’artista.
Il pennello della pittrice trevigiana ha la delicata fermezza di chi non si limita a guardare, ma vede nel profondo e di questa capacità – che è propria dei creativi, fa un linguaggio teneramente empatico. Giò Stefan ama i suoi soggetti, trova affascinanti le loro case, gli animali domestici, i libri o i fiori perchè ritraendoli sa che una persona – quella persona – è testimoniata anche da ciò di cui si circonda, e ne è influenzata. Ecco quindi ritratti che in un continuo gioco di specchi raccontano chi ha posato attraverso le sue scelte , trasformando la cronaca in storia e ricordo.